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Due sorelle vicine e lontane

 

Sarà forse che mi è capitato di vivere un’esperienza abbastanza simile, ma il capitolo del romanzo di Patrizia Marinelli che mi ha più colpito, è stato il terzo: 1994:il Capodanno. Vi riporto l’incipit per capire di cosa parliamo:

Iniziai ad uscire con Giusi, una ragazza della scuola. Anche lei frequentatrice di comitive, ma almeno nella sua comitiva non si bucavano, non rubavano, non spacciavano. Avevo bisogno di una valvola di sfogo e lei rappresentò la persona più vicina al mio stato d’animo.

In Come gemelli nella placenta è facile ritrovare tutti i temi classici che hanno caratterizzato la nostra adolescenza perché direttamente o non direttamente tutti ci siamo confrontanti con problemi di droga, cattive compagnie, amori non corrisposti, amicizie perse e amicizie ritrovate.

Ma in questo terzo capitolo c’è un elemento in più che probabilmente comunque abbiamo condiviso in molti, ma insieme a quello con i genitori rappresenta uno degli argomenti più delicati di cui parlare: il rapporto con la sorella.

Come già intuibile dal titolo, il rapporto tra Domiziana e Susanna è viscerale, ma c’è una frase in questa parte del romanzo davvero significativa, e che secondo me rappresenta un punto di svolta:

Noi due, cresciute come gemelle, cominciavamo a sentire che le nostre strade si stavano allontanando, arrivate a un bivio della nostra vita.

Giovanna

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